Senza passato. Melania #1

fresia bianca

Caro Diario,

dopo non so più quanti anni oggi sono andata al parco. In verità, mentre scrivo ancora son qui. Avevo bisogno di rifrescarmi la testa. Questa mia povera testa malata. Ricordo che l’ultima volta che sono stata qui la primavera stava per arrivare: i ciliegi giapponesi che popolano questi viali erano in fiori. Tutto era colorato, anche l’aria con quei petali delicati che danzavano alla brezza leggera del lago. Oggi invece gli alberi sono spogli, l’autunno sta cedendo il posto all’inverno, anche se la temperatura è talmente mite da sembrar quasi primavera; il grigiore del cielo si mischia al mio umore nero. Il sole a volte c’è, a volte si nasconde dietro grossi nuvoloni. Si preannunciava pioggia, ma spicchi di cielo tersi resistono alla minaccia.

Sono seduta su una panchina da più di tre ore. Il tempo passa lento, le persone sullo sfondo, dinnanzi a me, cambiano velocemente e resto invisibile ai loro occhi. Ogni tanto qualche raggio di sole perfora le nubi e riscalda il mio viso spento, senza colore, inespressivo. Alzo il viso, butto indietro la testa, in cerca di calore. Non fa freddo, ma tremo. Il mio tremore è dovuto a questi fogli che stringo in mano; tremo, dopo aver letto il referto dell’ospedale. Fino a qualche mese, quella era solo la peggiore delle ipotesi. Poteva essere qualsiasi cosa: stress, carenza di una qualche vitamina o l’ostruzione di una vena. Ogni diagnosi sarebbe stata accolta con enfasi, ma non questa. NON QUESTA! Ed invece ormai non ci sono più dubbi. La nostra peggior paura è diventata certezza.

Sono seduta su questa panchina e penso a tutto ciò che perderò: mio marito, la mia famiglia, gli amici, i colleghi… vabbè, di qualcuno poco m’importa! Ma più di tutti penso a lei: Sarah. Tra non molto anche lei svanirà: i suoi occhi, azzurri come i miei; i suoi capelli, vaporosi come i miei; le mani, ancora paffute; il suo sorriso, come quello di Matteo; i suoi gridolini, ogni sera quando torno a casa dopo una giornata di lavoro.

Pensavo a questo, quando una folata di vento mi ha fatto cadere un riccio sulla fronte; ho drizzato il capo e in quel momento l’ho vista: ha piantato i suoi occhi nei miei. Mi sono sentita pietrificata, non riuscivo più a muovermi. Stavo ferma, immobile, lo sguardo fisso su di lei. Stava seduta appoggiata ad un albero, un libro tra le mani, grosse cuffie in testa. Delicatamente si è alzata e lentamente si è avvicinata a me. Ho pensato che stesse per chiedermi qualche spiccio: capelli viola, piercing, tatuaggi ovunque… cos’altro poteva volere da me? Invece quando mi ha parlato mi ha spiazzato. La sua voce calda e suadente mi ha fatto vacillare.

– Va tutto bene? Ha bisogno di aiuto?

È bastato così poco per farmi perdere il controllo: ho iniziato a piangere. In realtà il mio viso era già rigato da lacrime silenziose, ecco perchè si era avvicinata, ma presa dai miei pensieri nemmeno me n’era accorta. Lei non si è scomposta più di tanto e dalla tasca del suo zaino ha tirato fuori un fazzoletto: era candido come una nuvola d’estate e aveva una farfalla viola ricamata su una punta. Si è chinata e mi ha asciugato il viso, con fare delicato; poi mi ha fatto cenno di prenderlo.

– Brutta giornata?

– Pessima direi – le ho detto mentre continuavo a piangere e tirar su col naso – ma tanto presto non la ricorderò più!

Solo adesso notavo i suoi occhi: erano di un meraviglioso color ametista. Ho pensato che fosse un’allucinazione. Nessuno ha gli occhi di quel colore!

– Posso? – mi ha chiesto indicando il posto vuoto sulla panchina.

– Ma certo, siediti! Oh, guarda qui che pasticcio…

Mentre spostavo la borsa e mi facevo più in là per farle spazio, ho visto come avevo ridotto quel fazzoletto: tra rimmel e fondotinta era diventato lercio!

– Mi dispiace tanto! Te lo lavo e te lo riporto. Oppure te lo ripago. Dimmi quanto ti è costato…

– Guarda che non c’è nessun problema. A casa ne ho molti altri.

Così dicendomi, mi ha sfiorato il braccio; il suo tocco così caldo e delicato mi ha calmato all’istante. Ho fatto un respiro profondo e sono tornata padrona di me stessa… più o meno.

– È che se non ti ripago adesso il fazzoletto, la prossima volta che ti vedrò potrei non ricordarmelo.

– Ma guarda che non devi ripagarmi proprio nulla. Se non avessi voluto, non te l’avrei dato!

I suoi occhi mi guardavano come se stesse leggendo la mia paura e il suo sguardo si è andato a posare sulla cartella clinica che stringevo ancora tra le mani.

– Brutte notizie dall’ospedale?

Era seria, con i sensi all’erta, pronta a captare ogni mia reazione. Mi sono sentita fragile e indifesa, e sono scoppiata in un pianto convulso. Inaspettatamente, lei mi ha abbracciato, mi ha stretto contro di sé, senza dire una parola, aspettando silenziosamente che mi calmassi.

In altre circostanze mi sarei vergognata da morire. Non so perchè, ma quella ragazza mi quietava, ero a mio agio e così quando mi ha chiesto

– Hai voglia di parlarne?

non mi sono sentita intimorita e ho iniziato a raccontarle tutto, d’un fiato, vomitandole addosso la mia ansia, la mia rabbia, la mia paura.

– Mi chiamo Melania, ho 37 anni ed oggi ho scoperto di avere l’Alzheimer.

To be Continued…

Giorgio Ieranò: “Gli eroi della guerra di Troia”

Giorgio Ieranò

Gli eroi della guerra di Troia

Elena, Ulisse, Achille e gli altri

Giorgio Ieranò Gli eroi della guerra di Troia

Le storie avvincenti degli eroi cantati da Omero.
Il racconto sorprendente di quello che Omero non dice.

Un racconto vivace, attuale, coinvolgente, leggero ma al tempo stesso autorevole e attendibile,

affidato a uno specialista della materia.

«Ieranò sa raccontare l’antico con intelligenza, competenza, leggerezza»
Eva Cantarella, Corriere della Sera

Esce giovedì 11 giugno per Sonzogno (pp. 240; € 16.00) Gli eroi della guerra di Troia, il nuovo libro di Giorgio Ieranò. Dopo il successo di Olympos ed Eroi, l’autore completa la trilogia sul mito.

Chi erano davvero gli eroi e le eroine della guerra di Troia? Quali sono le storie più autentiche e segrete delle figure cantate nell’Iliade e nell’Odissea? Questo libro racconta in modo nuovo i protagonisti della grande epopea omerica che tutti abbiamo studiato a scuola. Ma racconta anche quello che Omero non dice, scavando nella miniera di leggende, spesso frammentarie ed enigmatiche, che gli antichi ci hanno lasciato. Così, intorno agli amori di Achille, agli inganni di Ulisse, alle avventure favolose di Elena, rinasce tutta una costellazione di eroi perduti.

Giorgio Ieranò insegna Letteratura greca all’Università di Trento. Tra i suoi libri più recenti, Arianna. Storia di un mito (2010) e La tragedia greca. Origini, storia, rinascite (2010). Per Sonzogno ha pubblicato i volumi di narrazioni mitologiche Olympos (2011) ed Eroi (2013).

A o B ? Scegli tu la copertina del nuovo libro di Sophie Jackson

Contest Fabbri Life

Contest Fabbri Life

Quante volte nella scelta di un libro ci facciamo guidare anche dalla copertina? A volte non basta che a catturare la nostra curiosità sia il titolo o la quarta di copertina o la recensione letta sul nostro blog preferito. Diamo un’occhiata anche a quello che abbiamo davanti.

Ci sono copertine che evocano bene lo spirito del libro, mentre altre che… beh, lasciano un po’ a desiderare. Ma oggi le cose cambiano e potrete scegliere voi!

Uscirà il prossimo 11 Giugno il primo capitolo della trilogia di Sophie Jackson, A Pound Of Flesh, che in Italia uscirà col titolo di A Fior Di Pelle per la Fabbri Life. A voi quale piace?

C’è tempo fino al 24 Maggio. Quindi vi chiediamo: A o B ?

Qui potete dire la vostra e partecipare al contest!

Passo e chiudo, Leggendo.

Rizzoli, Bur e Fabbri Editori al Salone Internazionale del Libro di Torino.

salone-del-libro-2015

In occasione del salone del libro che inizierà giovedì 14 Maggio , vi segnaliamo alcuni eventi firmati da Rizzoli, Bur e Fabbri Editori.

VENERDÌ 15 MAGGIO

Linguista rigoroso e appassionato, nel suo ultimo lavoro, L’italiano in 100 parole, Gian Luigi Beccaria ci guida attraverso le 100 parole, divertenti o oscure, indispensabili o fantasiose, che hanno fatto dell’italiano e degli italiani quello che sono oggi. Ogni capitolo una parola, ogni parola il pretesto per una storia che, in qualche modo, ci riguarda. L’autore ne parla con Giorgio Ficara e Luca Mastrantonio alle ore 10.30 in Sala Azzurra.

Nell’anno del centenario della Prima guerra mondiale, Guido Sgardoli, premio Andersen 2009 come miglior autore italiano di narrativa per ragazzi, ci racconta nel suo ultimo libro, Il giorno degli eroi, la storia di Silvio, il giovanissimo e coraggioso soldato che non vuole più uccidere. All’incontro con l’autore, condotto da Beatrice Masini e Eros Miari all’Arena Bookstock alle ore 10.30, intervengono Chiara Carminati, Luisa Mattia e Massimo Birattari.

Paolo Nori torna a scrivere per i ragazzi consegnandoci un divertente romanzo, La bambina fulminante, con protagonista la piccola Ada, che ha il potere speciale che, quando tira gli accidenti in rima a qualcuno, questi si avverano. Un libro in cui si ritrova la strabiliante lingua di Nori, con mille e più consigli letterari disseminati nel testo e le divertenti illustrazioni di Andrea Cavallini. All’incontro con l’autore, alle 11.30 allo Spazio Book, interviene Alessandro Bonino.

Notizie che non lo erano. Perché certe storie sono troppo belle per essere vere è la raccolta, tanto divertente quanto preoccupante, di tutte le balle giornalistiche che ci tocca leggere ogni giorno, dal mullah Omar morto più volte al complotto per uccidere il presidente Obama. A raccontarcele, con l’intento di aiutarci ad affinare la nobile arte del sospetto, è il direttore de “Il Post”, Luca Sofri, alle 13.30 allo Spazio Ibs.it. Intervengono Concita De Gregorio e Gianluigi Ricuperati.

Dopo Per questo mi chiamo Giovanni, ovvero Giovanni Falcone e la mafia raccontata per la prima volta ai ragazzi, Luigi Garlando costruisce per i più giovani un altro racconto emozionante, L’estate che conobbi il Che, attorno a una delle figure più vive della lotta per la libertà: Che Guevara. A conversare con l’autore, alle 14.30 all’Arena Bookstock, Viviana Mazza e Eros Miari.

Raffaele Cantone è presidente dell’Autorità anticorruzione, la prima struttura creata nel nostro Paese per affrontare uno dei più antichi problemi nazionali. Il male italiano. Liberarsi dalla corruzione per cambiare il Paese è il libro che ha appena scritto con Gianluca Di Feo, giornalista che dal 1992 si occupa degli scandali delle tangenti. Gli autori ne discutono insieme a Paolo Mieli alle 16 in Sala Gialla.

Con La masseria delle allodole aveva richiamato l’attenzione su uno dei più tragici fatti del Novecento: il genocidio degli armeni del 24 aprile 1915. Sono passati cent’anni e Antonia Arslan torna a ricordarci l’importanza della memoria collettiva raccontandoci la storia della sua famiglia nel nuovo romanzo ambientato a Padova tra il 1945 e il 1968, Il rumore delle perle di legno, capitolo conclusivo della trilogia dedicata a queste cupe pagine di storia. All’incontro con l’autrice, alle 17 al Caffè letterario, interviene Pierluigi Battista.

Tra suspense e ironia, Marco Malvaldi incrocia lanci, tiri e salti impossibili delle star sportive con le leggi della fisica e della psicologia cognitiva nel suo ultimo libro, Le regole del gioco. Storie di sport e altre scienze inesatte, che presenta alle 18.30 in Sala Azzurra. Interviene Flavio Oreglio.

Il primo romanzo di Andrea Scanzi s’intitola La vita è un ballo fuori tempo e ha come protagonista un giornalista di provincia, quarantenne e innamorato di una donna che da sei anni lo tormenta con la sua indifferenza. Il suo cane mangia crocchette all’alchermes e il Paese in cui vive è il nostro, quell’Italia che conosciamo fin troppo bene in tutte le sue disillusioni e speranze mal riposte. Intervengono all’incontro, alle 19 allo Spazio Ibs.it, Silvia Truzzi e Carlo Freccero.

Dai cavalcavia di cemento al palco dell’Alcatraz di Milano, dal parchetto di Desio ai dischi di platino. Emiliano Giambelli diventa Emis Killa e ci racconta il suo sogno divenuto realtà in Bus323. Viaggio di sola andata, che presenta insieme a Gianni Poglio alle 19.30 all’Arena Bookstock.

SABATO 16 MAGGIO

Migliaia, milioni, miliardi. A guidarci alla scoperta del fascino e del significato profondo dei numeri è Piergiorgio Odifreddi, che alle 11 in Sala Gialla parla del suo ultimo lavoro, Il museo dei numeri. Da zero verso l’infinito, storie dal mondo della matematica. Intervengono Piero Bianucci, Umberto Bottazzini e Gabriele Lolli.

Dal racconto di un’efferata violenza, è un messaggio di speranza per tutte le donne quello che Lucia Annibali ha voluto lanciare con il suo libro, Io ci sono. La mia storia di non amore, scritto con la giornalista Giusi Fasano. Le autrici incontreranno il pubblico insieme a Stefanella Campana alle 12 all’Arena Piemonte.

Le meraviglie d’Italia è il tema della 28esima edizione del Salone internazionale del Libro di Torino e della lectio magistralis che Philippe Daverio terrà alle 12.30 all’Auditorium, illustrandoci il Novecento attraverso assonanze e migrazioni, incontri reali o fantastici fra opere e artisti, protagonisti de Il secolo spezzato delle Avanguardie.

Alle 14 all’Auditorium Alberto Angela ci guida in un viaggio nel tempo, nelle ore appena precedenti e successive all’eruzione del 79 dopo Cristo, che dà il titolo al suo ultimo libro, I tre giorni di Pompei, ricostruzione minuziosa di una catastrofe dalle dimensioni storiche che svela verità sorprendenti.

Tra le voci più autorevoli della spiritualità contemporanea, Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, sceglie quattro tra le parabole più note del Vangelo di Luca per proporci una riflessione sul valore della parola e dell’amore di Cristo nel suo nuovo libro, Raccontare l’amore, che l’autore presenterà, insieme a Umberto Galimberti, alle 15.30 all’Auditorium.

Con le sue tavole ha sbaragliato i confini del fumetto: un’opera fondamentale, Qui (Here il titolo originale) che, dalla prospettiva fissa dell’angolo di un salotto, ci trasporta lungo la storia di un luogo e di ciò che vi è accaduto nel corso di centinaia di migliaia di anni. In compagnia di Tiziana Lo Porto e Walter Siti, Richard McGuire presenterà la sua opera alle 15.30 all’Arena Bookstock.

Può la politica influenzare l’arte? Luca Beatrice, autore di Nati sotto il Biscione. L’arte ai tempi di Silvio Berlusconi, ci mostra opere paradossali e mediatiche nell’epoca del secondo ventennio, alle 16 a Spazio Incontri. Interviene Pierluigi Battista.

Per la nuova collana Bur dei Grandi classici riscritti, Guido Davico Bonino presenta La mandragola di Niccolò Machiavelli, alle ore 16 in Sala Workshop. Interviene Federica Magro.   

Alla ricerca del gusto. Il viaggio gastronomico di un uomo innamorato della cucina è la storia d’amore e di passione del vincitore della quarta edizione di MasterChef Italia, Stefano Callegaro, che incontrerà il pubblico di Torino alle 19 alla Casa Cookbook.

L’ultimo romanzo di Franco Di Mare, Il caffè dei Miracoli, è un’esilarante commedia all’italiana dove l’esposizione pubblica di un’opera di Botero e un coro formidabile di furbizie e rivalità, di voltafaccia e colpi di genio strappano sorrisi e turbamenti. L’autore incontrerà il pubblico alle 19 al Caffè letterario. Interviene Walter Veltroni.

Possa il mio sangue servire sono le ultime parole che il capitano d’artiglieria Franco Balbis, unitosi ai partigiani, scrisse ai genitori poco prima di essere fucilato dai fascisti. Il capitano Balbis è uno dei tanti “resistenti” a cui Aldo Cazzullo dedica il suo nuovo libro, che ci conduce al cuore della Resistenza attraverso i racconti dei partigiani e di quanti dissero no a nazisti e fascisti: un coro commovente di voci e di testimonianze – quelle dei militari e dei carabinieri, delle suore e degli ebrei, degli alpini, degli internati in Germania – che celebra la memoria delle tante vicende familiari e intime che hanno fatto dell’Italia un paese libero. L’incontro con l’autore è alle 21 in Sala Azzurra. Letture di Marianna Jensen e Valter Malosti.

È la storia aspra di una vendetta di una donna contro un’altra donna, di violenza di donne contro donne che scuote e che segna le pagine e i lettori con una scrittura incisiva e una lingua asciutta. Segnalato dal Premio Calvino, Le piene di grazia è il romanzo d’esordio di Carmen Totaro, allo Spazio Incontri alle 21. Conducono Maria Teresa Carbone e Paolo Di Paolo.

DOMENICA 17 MAGGIO

Ne Il califfato del terrore Maurizio Molinari analizza l’universo al-Baghdadi che ha cambiato i connotati al Medio Oriente e che sta minacciando l’Europa alle radici della democrazia e della libertà. Un libro fondamentale che, ripercorrendo la genesi e la geografia di un’ideologia religiosa totalitaria, aiuta a capire appieno l’attualità del terrore. L’autore ne parla con Khaled Fouad Allam, Jordan Foresi e Domenico Quirico alle 10.30 in Sala Rossa. Conduce Francesca Paci. 

Le sorelle dei poveri è il racconto di un modello femminile di carità che Suor Giuliana Galli ci propone attraverso la storia delle “figlie” di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, donne da sempre dedite ai più bisognosi secondo il motto del fondatore: “Caritas Christi urget nos”. L’autrice conversa con Mariachiara Giorda alle 11.30 all’Arena Bookstock

C’è l’Italia scoperta lentamente da chi la abita e quella scoperta da chi la conosce da viaggiatore straniero. E forse è proprio quel viaggiatore a portare nei secoli il contributo maggiore alla formazione della nostra immagine del Paese, come spiega Cesare De Seta ne L’Italia nello specchio del Grand Tour, alle 15 in Sala Blu, con Attilio Brilli e Carlo Grande.

 

Beppe Severgnini, giornalista, scrittore e autore di numerosi libri tra cui La vita è un viaggio, un atlante in venti capitoli per orientarci nell’Italia di oggi, alle 15 all’Arena Piemonte dialoga con il fondatore di Lonely Planet, Tony Wheeler.

È dedicato all’incisività artistica del graphic novel nel tratteggiare le biografie di uomini illustri l’incontro con Tuono Pettinato, fumettista tra i più seguiti in Italia, autore di Enigma. La strana vita di Alan Turing, e Silvia Rocchi, autrice de Il segreto di Majorana. Insieme a loro, Francesca Riccioni, laureata in fisica, blogger e coautrice dei due volumi Rizzoli Lizard. Alle 15.30 allo Spazio Book.

 

Sarà un dialogo gustosissimo tra due protagoniste indiscusse della cucina al femminile quello in programma all’Auditorium alle 15.30 in compagnia di Luca Bianchini, tra Antonella Clerici e Benedetta Parodi. Dedicato a chi vuole imparare a cucinare piatti facili e tradizionali senza rinunciare alla qualità, come insegnano Molto bene, l’ultima raccolta di ricette di Benedetta tratta dalla trasmissione che conduce ogni giorno con successo su Real Time, e La cucina di casa Clerici, l’ultimo manuale di Antonella che include le ricette dei fan della Prova del cuoco.

 

Mentre l’apertura di Expo 2015 ci richiama ai temi dell’alimentazione e della sostenibilità delle produzioni, Dario Bressanini, chimico, divulgatore e scrittore e la biotecnologa Beatrice Mautino ci aiutano a distinguere tra falsi allarmi e veri pericoli sui cibi che mangiamo in un volume, Contro natura. Dagli OGM al “bio”, falsi allarmi e verità nascoste del cibo che portiamo in tavola, che offre le coordinate per rintracciare la storia di ciò che mettiamo oggi nel piatto e per trovare le risposte ai tanti dubbi che ci assillano. Gli autori incontrano il pubblico al Caffè letterario alle 18; interviene Marco Cattaneo.

LUNEDÌ 18 MAGGIO

10, 100, 1000 sketch. Ovvero tutti i consigli e le dritte di Tuono Pettinato su come muovere i primi passi nel mondo del fumetto e dell’illustrazione. Alle 11.45 al Laboratorio Crossover.

Esibizionisti, individualisti, masochisti, fatalisti: tra crisi economica e caos politico un grande psichiatra, Vittorino Andreoli, mette gli italiani sul lettino, protagonisti del suo ultimo saggio, Ma siamo matti. Alle 12 in Sala Blu.

Silvia Rocchi e Francesca Riccioni tornano alle ore 13 al Laboratorio Crossover, questa volta per mettere alla prova il pubblico più giovane di Torino nel difficile compito di raccontare, con parole e immagini, la vita degli altri.

Piccola Dea – L’esordio di Rufi Thorpe.

Piccola Dea - Rufi Thorpe - Sonzogno

Piccola Dea – Rufi Thorpe – Sonzogno

Esce oggi, in tutte le librerie per la Sonzogno, Piccola Dea (traduzione a cura di Cristina Vezzaro), che segna l’esordio di Rufi Thorpe.

Piccola Dea è la storia delicata di due adolescenti, Mia e Lorrie Ann, che abitano in una piccola realtà e che, tra bagni in piscina, tintarella alla birra e gravidanze indesiderate, cercano di sopravvivere in una cittadina che sembra mettere in stand by le aspettative di tutti, persino quelle dei loro genitori che cercano invano di salvare le apparenze, morendo dentro giorno dopo giorno.

Mia è quel tipo di ragazza che, da piccole, le nostre mamme cercavano di evitare che frenquentassimo; Lorrie Ann è la figlia che ogni genitore vorrebbe avere, la sorella perfetta, l’amica preferita da tutti, il desiderio nascosto di ogni ragazzo. Inutile dire in chi mi rispecchi io!

Chi di noi non ha avuto un’amica del cuore, con la quale si è giurata amicizia per sempre? E sono queste le protagoniste di questo libro così maledettamente reale e coinvolgente: due amiche che credono che la loro sarà una vita sempre in due, che riusciranno a fare qualcosa di grande nella loro vita, che realizzeranno tutti i loro sogni, sempre insieme.

Perché in due è tutto più facile!”. Così mi scrisse una volta quella che credevo sarebbe stata la “mia” Lorrie Ann, ma la vita non va mai come sognamo, mai come la programmiamo; gli imprevisti accadono, ci travolgono e sconvolgono. Cresciamo, le nostre idee cambiano; maturiamo e le nostre aspettative si accrescono; guardiamo il cielo e vogliamo spiccare il volo. Semplicemente arriva un momento in cui le strade devono prendere direzioni diverse. Non è cattiveria, questa: è semplicemente la vita che porta a fare delle scelte che spesso non vengono accettate, quasi mai capite, figuriamoci condivise! Ed è quello che Rufi Thorpe ci racconta in queste pagine.

Mia non pensava di diventare qualcuno e invece….

Da Lorrie Ann non si aspettava altro che lodi e gloria, e invece……

Nonostante la diversità tra loro, questa è la storia di una grande amicizia, che supera ostacoli e pregiudizi.

Un esordio davvero promettente.

Questa è solo una piccola anticipazione. Presto la recensione completa!

Passo & chiudo, Leggendo.

Leggendo… Cancella il giorno che mi hai incontrato.

cancella il giorno che mi hai incontarto leisa rayven

Ci si rende conto di essere in compagnia di un buon libro quando, voltando l’ultima pagina, avvertiamo un senso di abbandono, come una storia che finisce, come la partenza improvvisa del nostro migliore amico.

Ed è quello che mi è successo leggendo Cancella il giorno che mi hai incontrato (titolo originale Bad Romeo) di Leisa Rayven, edito da Fabbri Life. Sapere che adesso dovrò passare i giorni senza Ethan e Cassandra mi rende infelice: la loro storia così travagliata e passionale ha riempito questi giorni frizzanti che mi hanno portato a varcare le soglie della Primavera. Ah, la stagione degli amori! Che sia questo il motivo per cui questo libro mi ha così coinvolto? L’Amore?! No, non è l’amore, ma il Coraggio! Si, il coraggio. È il Coraggio che si deve trovare per lasciarsi andare, per sconfiggere le paure, per far sì che le ombre del passato non offuschino i sentimenti del presente.

Cassandra deve trovare il coraggio per lasciarsi andare; Ethan deve trovare il coraggio di fidarsi di nuovo.

Il coraggio di fidarsi a tal punto da seguire il sussurro del cuore quando la testa invece urla di fare attenzione; il coraggio di lasciare entrare nella propria vita un’altra persona da amare, di averne cura, proteggerla, di darle in mano il cuore e fidarsi che non lo stringa troppo forte fino a farlo scoppiare. Ecco di cosa parla il libro di Leisa. Del coraggio di due adolescenti che si ritrovano ad amarsi, delle loro paure e dei loro sogni. Si riscoprono adulti, dopo anni passati lontani quando le ombre del passato hanno avvolto il loro presente; ma con sorpresa, al loro diradarsi, scoprono che i loro cuori battono ancora con lo stesso ritmo.

Cassandra ed Ethan sono due giovani ragazzi con una passione in comune, il teatro, e lo stesso obiettivo, entrare al Groove, uno degli istituti d’arte più importanti di New York. Ed è proprio durante le audizioni che avviene il loro primo incontro, il loro primo sguardo, il loro primo tocco. Non passa inosservata l’alchimia che si è subito creata tra i due e, una volta entrati nella scuola, la passione scoppia. Ma c’è qualcosa di strano: se da un lato Ethan sembra non resisterle, dall’altro Cassandra viene più volte rifiutata.

Avete mai fatto lezioni di teatro? Io ho assistito a qualche prova (ho una cugina che fa teatro). Pensavo che fosse difficile, ma non credevo tanto: ore e ore passate a cercare di far uscire fuori i sentimenti che provano i personaggi da interpretare. Anche se bisogna dire che in questo caso le cose non stanno proprio così. Ethan decide di non lasciarsi travolgere dalla passione: ha provato per tre anni consecutivi ad entrare al Groove e teme di mandare tutto all’aria se permetterà all’attrazione che prova per Cassandra di venir fuori. E quando vengo scelti per interpretare Romeo e Giulietta decidono di fingere: fingere però fuori dal palco e lasciarsi travolgere dalla passione interpretando gli amanti shakespeariani.

Non è il classico amore descritto in tanti altri libri. Per certi versi mi è sembrato di rivedere in alcune scene la storia raccontata in Dawson’s Creek, la serie tv che ha segnato la mia adolescenza, che parlava dei dubbi dell’età della rivoluzione, dei primi amori, delle amicizie che nascono e finiscono e dei primi approcci imbarazzanti al sesso, quando ogni riferimento all’argomento innescava visi rossi e risatine d’imbarazzo. Ovviamente qui siamo ad un passo successivo rispetto ai “drammi” di Dawson, Joey e Pacey, ma l’ho trovato ugualmente coivolgente. Io ho passato da un pezzo quell’età e mi ha sorpreso constatare come i dubbi di Cassandra e i timori di Ethan erano anche i miei. E in fondo lo sono tutt’ora, perchè anche se gli anni hanno scalfito a fondo il mio cuore, la paura di tornare a provare certi dolori c’è sempre. Ma il tempo e (se vuoi) l’esperienza mi hanno insegnato che è comunque sempre meglio seguire i propri desideri, perchè non c’è cosa peggiore che rovinarsi l’esistenza con quei maledetti “se”. Certo, la paura di soffrire c’è sempre. E chi non ha? Ma “se l’amore è vero amore, niente può separare due persone fatte per stare insieme” (come si diceva nel film The Crow). Crescendo cambiamo: cambiano i nostri progetti, i nostri sogni, si smussa il carattere, semplicemente si diventa grandi. Qualcuno però una volta scrisse:

Amore non è amore

se muta quando scopre un mutamento

o tende a svanire quando l’altro si allontana.

Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai.

Amore non muta in poche ore o settimane

ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.

Se questo è errore e mi sarà provato,

io non ho mai scritto

e nessuno ha mai amato!”

E quel qualcuno era proprio William Shakespeare.

In America uscirà a breve il secondo capitolo (Broken Juliet) e non vedo l’ora di leggerlo, anche perchè una domanda mi sta struggendo: chi si nasconde dietro la porta? Ho già iniziato a fare qualche supposizione e chissà se davvero ci sarà il lieto fine…

L’amore è questo. Perdersi nell’altro. Essere strappata a ciò che conosci per essere solo ciò che senti. Non c’è da stupirsi se c’è chi combatte e muore in nome di questo sentimento”.

Passo e chiudo, Leggendo.

A ogni umore… la sua melodia.

Fallen - Evanescence

Ho sempre pensato che il detto “chiodo scaccia chiodo” sia stato pronunciato pensando a me.

Non ho mai sopportato chi mi diceva di “affrontare il dolore e non farsi sopraffare dalle emozioni”. Ho imparato, col tempo ovviamente, ad avere rispetto per le mie emozioni, soprattutto la sofferenza. È facile e godurioso farsi vedere felici, innamorati, euforici dagli altri; un po’ meno ci piace farci trovare depressi, sofferenti e fragili. Ho avuto e ogni tanto continuo ancora ad avere dei momenti di di difficoltà che mi procurano una certa fragilità. Prima cercavo sempre di farmi vedere sorridente e allegra; se perdevo il controllo, mi sentivo in colpa e quasi mi vergognavo per essermi mostrata fragile. Oggi invece no: rispetto il mio dolore, dandogli il tempo di andar via da solo. Perchè se non si fa così, se lo si soffoca, se lo si castra, riaffora quando meno uno se lo aspetta… e il conto ci viene presentato con gli interssi.

Sono una patita di musica, mi piace in tutte le sue forme: classica, pop, rock, jazz, blues. E sono sempre stata dell’idea che ogni stato d’animo fosse segnato da una melodia, un po’ come tutti i miei momenti più importanti hanno una loro colonna sonora. Ma questa è un’altra storia e verrà poi raccontata.

Ogni mattina, prima di andare a lavoro sono solita prepararmi con lo stereo acceso e, come tutte le mattine, anche oggi ho impiegato più tempo a decidere cosa ascoltare che a truccarmi. Perchè ogni mattina decido quale artista farà da colonna sonora alla mia giornata. Ed oggi è toccato a un disco uscito nel 2003 e che davvero non sentivo da tanto: Fallen degli Evanescence (un giorno scoprirò anche se c’è un nesso con la saga di Fallen di Lauren Kate, la cui copertina mi ricorda enormemente Amy Lee). Comunque, non divaghiamo! Riascoltando quelle canzoni, mi sono ricordata che questo disco ha suonato infinite volte nella mia playlist proprio intorno al 2003/2004: erano i primi anni in una città sconusciuta, sola ed estremante insicura. Ed ha suonato soprattutto nei momenti tristi. Ho iniziato ad assecondare le mie emozioni con la musica. Mi irrito e mi innervosisco se qualcuno mi dice: “invece di ascoltare canzoni tristi, dovresti reagire ascoltando qualcosa di allegro!”.

Non sono d’accordo. Ovviamente dico questo perchè l’ho provato sulla mia pelle. La tristezza, se non è satura, non va via. Perchè fingere che ci sia il sole quando in realtà infuria la tempesta?

Ora non state a pensare che resto mesi chiusa in casa, in pigiamone a mangiare Nutella o gelati (a seconda della stagione). Semplicemente non fingo che tutto va bene: se c’è qualcosa che mi rattrista o che mi provoca tormento ne parlo tranquillamente e ciò non mi rende più stupida o più fragile, ma semplicemente più rispettosa verso me stessa. Certo, non mi metto a fare scenate isteriche o a lanciare oggetti, ma se avverto la necessità di parlare lo faccio senza riserve. Ed ho scoperto che i migliori ascoltatori e i consigli più utili arrivano dalle persone che meno ci aspettiamo, perchè a volte un parere disinteressato è ciò di cui abbiamo bisogno. Anche se poi puntualmente facciamo di testa nostra.

E la stessa cosa vale per la musica: sono capace di ascoltare la stessa canzone in loop per interi giorni. Come mi è capitato con Lithium, appunto, degli Evanescence.

E capisci che stai guarendo quando ti alzi dal letto, dopo aver versato litri e litri di lacrime, aver consumato chili di fazzoletti e riempito tre o quattro cestini di residui di cibo vari, per cambiare canzone. Ecco il risveglio, la rinascita, la Resurrezione. Come in Lazzaro, dei Subsonica. Sei viva, e respiri, ed hai voglia di un disco diverso. Certo: hai bisogno di una doccia, di mangiare finalmente un po’ di insalata e di bere… ma stavolta solo acqua, al massimo un tè. Apri la finestra: l’aria fresca ti riempie i polmoni (anche se i caratteristici odori di città impiegano poco a raggiungerti) e il sole è un taccasana per le tue membra impigrite.

Un nuovo giorno è iniziato e sorridi alla tua immagine riflessa nello specchio, che di rimando ti manda degli occhi ancora un po’ gonfi ed arrossati, ma finalmente sereni.

Quando il dolore… è degli altri.

lacrime

Il dolore degli altri… ci imbarazza!

Sono giunta a questa conclusione oggi, viaggiando in metro. Dico ciò perchè la scena che mi si è presentata ha trovato impreparata anche me.

Al mio solito, ero in ritardo per andare a lavoro. Mi fiondo in metro e occupo il mio solito posto (si, sono patologica: siedo sempre al solito posto!!!); prendo il mio tablet e inizio la lettura del libro della settimana. Tutto procedeva come al solito: gente che parlava, che rideva, che chiacchieravava al telefono. Insomma, niente di nuovo, fino a che il treno non ha fatto uno scossone, per una brusca frenata, ed io ho alzato lo sguardo dal mio display, anche per rendermi conto di dov’ero (ebbene si, sono una di quelle che quando legge nemmeno sente le fermate annunciate dalla voce registrata!) ed è così che l’ho vista. Una ragazza. Non sono riuscita a capire se russa o tedesca. Stava piangendo. Era seduta di fronte a me: aveva tutto il rimmel sciolto sul viso e gli occhi rossi e impiastricciati di trucco colato. Piangeva, parlava al cellulare e piangeva. In quel momento un ragazzo le ha dato un fazzoletto. Io ho distolto lo sguardo. Non volevo essere indiscreta. Mi sono domandata se avesse bisogno di aiuto, se le serviva qualcosa, ma continuava a piangere e a parlare al telefono, quindi non ho avuto modo di chiederle nulla (ammesso che parlasse italiano). Ho notato però le reazioni degli altri passeggeri: c’era chi non faceva altro che muoversi sul suo sedile per nascondere il disagio; chi la guardava con la coda dell’occhio; ma più di tutti mi hanno sorpreso le persone che sbuffavano. Eh già: il dolore, la sofferenza infastidisce dove non imbarazza.

Ripeto, io non so cosa avesse quella ragazza: magari stava solo litigando col fidanzato. Non lo so e non voglio saperlo. Mi son domandata però cosa mi sarei aspettata dalla gente se al suo posto ci fossi stata io: sicuramente anche a me avrebbe fatto piacere un fazzoletto; poi magari una pacca sulla spalla; e perchè no: che qualcuno mi domandasse cosa avessi. Invece lei, sicuramente in imbarazzo, si è sfogata con qualcuno al telefono, che con ogni probalità era la causa di quel pianto irrefrenabile. In un certo senso l’ho ammirata: non si è vergognata delle sue emozioni e non si è intimorita di farsi vedere fragile da degli estranei. Io non so se al suo posto sarei stata così audace. Probabilmente mi sarei chiusa in un bagno della stazione, nascondendomi, aspettando che mi passasse, qualsiasi cosa fosse.

Poco dopo, sono giunta a Barberini, la mia fermata. L’ho guardata un’ultima volta. Il fazzoletto che il ragazzo le aveva dato era divento una poltiglia di lacrime e rimmel. Così ho frugato in borsa ed ho preso un pacchetto di fazzoletti. Me ne sono dette di tutti i colori: proprio oggi non avevo la bottiglietta dell’acqua. Magari le avrebbe fatto piacere un sorso d’acqua fresca. Sta di fatto che dovevo scendere, ma prima che le porte si aprissero mi sono avvicinata a lei e le ho dato il pacchetto. Aveva gli occhi gonfi di pianto, ma i suoi occhi verdi erano dolci, come il sorriso di gratitudine che mi ha rivolto. Poi sono scesa e lei è andata via col treno che sfrecciava in galleria.

Ho pensato a lei tutto il giorno, e lo dimostra il fatto che anche ora sono qui a scrivere di lei. Perchè a me il dolore né imbarazza né infastidisce, ma mi dà da pensare. Siamo umani ed è proprio nei momenti di difficoltà che dovremmo distinguerci dagli animali, anche se gli animali hanno dimostrato più volte di avere un cuore più grande di quello di alcuni esseri umani.

Leggendo… “Il Cuore Selvatico Del Ginepro” di Vanessa Roggeri

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Ogni giorno ne sono sempre più convinta: è un libro che decide quando essere letto!

Avevo acquistato Il Cuore Selvatico Del Ginepro, edito da Garzanti, nel Settembre del 2013, quasi un mese dopo la sua uscita e lo avevo iniziato a leggere con curiosità. Poi, però, lo avevo accantonato arrivata a metà perchè non riuscivo ad andare avanti nella lettura. Lo trovavo crudele e surreale.

Dopo qualche tempo, dopo il trasloco e letture poco feconde, mi è ricapitato di nuovo sott’occhio ed ho deciso di dargli una seconda possibilità.

E così l’ho iniziato nuovamente, dalla prima pagina, come se non l’avessi mai aperto. E… mi dispiace.

Davvero! Mi dispiace per chi non potrà capire a pieno di cosa si sta parlando. Può sembrar solo una storia, di crudeltà verso un essere nato diverso. Ma non è così, o per lo meno non lo è per chi quelle storie le ha sentite raccontare sin dall’infanzia. Perchè anch’io come Vanessa Roggeri sono nata e cresciuta in un paese molto radicato nelle sue credenze. Da piccola mia nonna mi parlava di quelle come Iannetta. Vanessa le chiama cogas, da noi… beh, da noi non si nominano, altrimenti le si autorizza ad entrare in casa.

Le tradizioni popolari si stanno perdendo. Anch’io ho solo ricordi frammentari di quello che mi raccontava mia nonna. Certo, il palazzo dalle 365 stanze +1, la processione delle anime la notte dei Santi, le vecchie megere che non potevano entrare in Chiesa se il Vangelo restava aperto sul patibolo o i racconti di viandanti che sparivano nel nulla resteranno sempre impressi nella mia memoria. Ma poi?

Ed è per questo che leggendo questo libro con un altro punto di vista, con la curiosità che mi caratterizzava quando da piccola mi ranicchiavo sulle ginocchia di mia nonna accanto al fuoco nelle serate invernali per ascoltare le sue storie, ho potuto apprezzarlo di più.

E giunta alla fine, sono stata avvolta dalla nostalgia. Nostalgia per i nonni (ormai non ci sono più), per la mia terra (il caldo Sud), nostalgia per la mia famiglia (sparsa in tutta Italia e anche in Francia); sono stata investita dai ricordi della mia infanzia, a quei prati verdi pieni di margherite, accanto agli uliveti dove pascolavano le pecore di mio nonno e dove c’era anche quella capretta ghiotta di sale.

Presto tutti questi ricordi svaniranno dell’umanità, in un futuro troppo preso a fare di più per realizzare che forse davvero si stava meglio quando si aveva di meno. Da mia nonna c’era un’unica stanza dove si cucinava sul fuoco e fungeva anche da soggiorno; in realtà c’era un cucinino, ma era basso (essendo stata sin da piccola una spilungona, entravo lì solo per necessità) e stretto: c’era un ripiano a gas a quattro fuochi, poi una panca, un frigo basso bassissimo (sembrava di stare in una stanza di Alice Nel Paese Delle Meraviglie, quando prende il fungo per diventare grande). E poi c’era la stanza di noi nipoti: la camera da letto! Chiusa quella porta, lì c’era tutto un mondo fatto di giochi e storie che ci inventavamo; era anche la stanza dove pranzavamo a Pasqua e Natale. Era durante quelle giornate che ci riunivamo tutti intorno al camino e iniziava la magia delle storie del passato dei grandi (ovviamente dopo aver recitato la poesia in piedi sulla sedia e aver fatto scorta di barzallette sporche di cui mio padre era l’indiscusso campione!).

Mia nonna abitava in un posto di montagna, dove la notte era davvero buia (ma che dava una visuale delle stelle da mozzar il fiato) e quando il vento d’inverno soffiava forte, ululuva tra le montagne e sembrava volesse confermare le storie che mia nonna ci stava raccontando. Noi piccoli a volte urlavamo dalla puara o solo perchè volevamo le attenzioni dei più grandi, mentre alcuni grandi uscivano fuori, con la scusa di fumare, per non sentire storie che poi avrebbero turbato i loro sogni.

A volte capita di voltarmi a guardare dietro; penso alle scelte che mi hanno portato qui e quelle che hanno spinto lontano altre persone, le stesse scelte che hanno spinto Lucia a lasciare Baghintos; e mi dispiace sapere che la genuità del passato non verrà vissuta dalle nuove generazioni.

Certo, non auguro a nessuno di essere trattata come Iannetta: una malattia delle ossa scambiata per una maledizione, quando invece il cancro della famiglia era altro.

Parenti serpenti. Mai come in questo romanzo, un detto descrive appieno il senso di un romanzo.

Lucia vive con la sua famiglia in un piccolo paesino della Sardegna, Baghintos. È la prima di 6 figlie, anzi, sette. Eh si, perchè il 31 Ottobre, la notte delle animeddas, la madre dà alla luce la sua settima figlia. Ma non c’è gioia nei suoi occhi, né in quella della famiglia e dei presenti. Su casa Zara è scesa la notte, una maledizione si è compiuta.

«Ci ha i segni, tziu Efisio.»

«Sicura?»

Tzia Mercede assentì solenne. «Nata settima la notte delle anime? Nata con la coda e tutti i denti? Pazzo siete? Certo che è una coga! È destino.»

Corre l’anno 1880.

Non stupitevi troppo di simili racconti. Storie di stregoneria, di strane creature che popolavano i boschi e i villaggi più poveri, se ne ha memoria dai tempi dei tempi. Basti pensare a Galileo Galilei, Giordano Bruno o Giovanna D’Arco, messi al rogo perchè accusati di parlare col demonio e di essere eretici. Simili credenze hanno trovato fondamento dal fatto che molte malattie, mutazioni genetiche e svariati fenomeni naturali non trovavano una spiegazione logica. Anche venendo in qua con gli anni, quando la scienza ha iniziato a spargere ovunque il suo seme, non è mai stato semplice rapportarsi con persone il cui credo nelle tradizioni popolari era fortemente radicato. Ed è il caso di Giuseppe Spada, che arriva in un paesino vicino Baghintos, in sostituzione del medico del circondariato. Lui è il primo a guardare Iannetta come una bambina normale, perchè lui, uomo di scienza, è immune alle credenze popolari che parlano di mostri capaci di trasformarsi in mosconi e desiderosi di mangiar bambini.

«La gente superstiziosa accampa queste storie quando non sa come spiegare certe morti.»

Giuseppe guarda Iannetta e la veda per quello che è: una bambina malata, affetta da una qualche patologia che sicuramente le procura atroci dolori, ma nessun demonio si annida tra quelle membra deformi. E poi c’è Lucia: troppu coru bonu. E Pinella: «…quella lì ci ha un’argia proprio piantata qui in mezzo e pizzica forte, pizzica! Sa fare un male cane.». E ancora ci sono Assunta, la mamma, e Severino, il padre, che invece di reagire decidono di soccombere alle superstizioni, inasprendo giorno dopo la loro vita, caricandola di colpe per quello che doveva essere fatto e non è stato fatto!

Il cuore selvatico del ginepro è la storia di una famiglia, di una ragazza che va oltre l’opinione della gente, perchè spesso è quello che ignoriamo a spaventarci di più. Fortunatamente c’è chi sa guardare oltre la comune apparenza.

A Maggio uscirà il nuovo libro di Vanessa Roggeri, Fiore di Fulmine. Qui il booktrailer.

Sette Giorni a San Valentino (-1)

Sette Giorni a San Valentino (-1)

[Promemoria]

Il giorno più romantico dell’anno sta per arrivare ed io voglio omaggiarlo. Anche se chi mi conosce bene sa che ho un’indole più noir e macabra (non per niente sono una veneratrice di Tim Burton), in fondo ho un animo sensibile e resto un’inguaribile romantica a cui il lieto fine strappa sempre un sorriso. Ed è per ciò che in questa settimana che ci separa da San Valentino vi parlerò di libri d’amore (anche se non tutti avranno il liete fine!): dai grandi classici alle ultime novità in libreria. Inizialmente l’idea era quella di parlarvi di un libro al giorno, ma man mano che cercavo di organizzare il calendario se ne aggiungevano altri che non riuscivo più a cancellare. E allora ecco che ogni giorno tratterò più di un libro. Non è una lista di preferenza, ma diciamo delle idee che possono esservi utili per fare un regalo (o per dare spunto a qualcuno), perchè anche a San Valentino un libro può essere il regalo più adatto.

Ci siamo! Il conto alla rovescia sta per terminare: domani è San Valentino!! Si lo so: è solo una trovata pubblicitaria, solo commerciale, in fondo Frate Valentino è stato brutalmente ucciso, etc etc… avete ragione: ma io la vedo come un’occasione per stare con la persona amata, che sia il proprio compagno o compagna, un’amica o l’animaletto a quattro zampe che ci riempie le giornate. Insomma, io vedo San Valentino come un’occasione per dire “grazie” a chi ci sta accanto, anche e soprattutto nei momenti difficili, quando vediamo tutto nero e ci va tutto storto.

Ho lasciato come ultimo “consiglio per gli acquisti” due libri a cui tengo particolarme e che portano in alto la bandiera italiana: di uno ne ho parlato abbondantemente con recensioni ed intervista dell’altro ancora non ne ho avuto modo, ma spero di provvedere quanto prima. Sto parlando di Tutta Colpa di New York di Cassandra Rocca (Newton Compton Editore) e Tutta Colpa Del Mare (E Anche Un Po’ Di Mojito) di Chiara Parenti (Rizzoli Editore). Sono due libri indicati a chi ama le storie d’amore, quelle da batticuore, da far sognare ad occhi aperti e sono indicati per tutte le stagioni, in quanto uno è ambientato a New York nel periodo natalizio e l’altro a mare; uno avvicina una ragazza qualunque ad una star del cinema (vi sfido: quante di voi non ha mai desiderato essere la fidanzata di un volto della tv? Ecco, questo libro ci da una piccola speranza: a volte, l’impossibile diventa possibile), l’altro è “Una notte da Leoni” in gonnella (lo avete visto il film? Esilarante e vi garantisco che il libro non è da meno!!)… Ma sicuro che in fondo non sia merito di New York e del mare?

Tutta Colpa di New York – “Fare un regalo non è sempre facile. Lo sa bene la giovane Clover O’Brian, che per mestiere aiuta le persone nell’ardua impresa di scovare doni speciali. Natale è alle porte, New York è in fermento, e Clover, da sempre innamorata del periodo delle feste, si gode appieno l’atmosfera. Cade Harrison ha già tutto nella vita. È un attore di Hollywood bello, ricco, famoso e amato. Il successo, però, ha i suoi lati negativi tanto che appena uscito da una relazione disastrosa con una collega sente il bisogno di rifugiarsi in un posto poco frequentato dalle star, nella casa che gli presta un amico, lontano da occhi indiscreti e soprattutto dai paparazzi. Ma il caso vuole che la casa in questione si trovi proprio di fronte a quella dove vive Clover, che gli attori di Hollywood li ha visti solo sul grande schermo fino a quel momento. E così due vite, apparentemente inconciliabili, inciamperanno l’una nell’altra nel periodo più romantico dell’anno. Basterà la magia del Natale a far scoccare la scintilla?”

Tutta Colpa Del Mare – “La vita di Maia Marini procede a vele spiegate verso la felicità: un fidanzato appartenente a una prestigiosa famiglia, un lavoro presso una delle più rinomate agenzie di comunicazione di Milano, tre amiche splendide con cui trascorrere il weekend per festeggiare l’addio al nubilato di Diana, la futura cognata! Peccato che la meta prescelta sia la Versilia, dove Maia ha passato le vacanze fino all’estate dei 16 anni. Ritornare nei luoghi in cui ha lasciato il cuore e rivedere Marco, il primo amore, la manda in tilt. Così decide che qualche mojito non potrà farle male… e anzi l’aiuterà. Il mattino dopo, però, Maia non ricorda niente. Non ha idea di cosa abbia combinato durante quel folle venerdì notte. In compenso, però, lo sanno i suoi 768 amici di Facebook. Cercando di ricucire una situazione compromettente e compromessa in ogni settore della sua vita, Maia si troverà a porsi una domanda fondamentale: e se invece che la fine di tutto, fosse solo un nuovo inizio? Perché se è vero che l’alcol fa fare pazzie, è altrettanto vero che a volte aiuta a fare la cosa giusta!”